Messina – “Alla luce delle ultime indicazioni del Governo Nazionale, relativamente alla problematica rifiuti, possiamo tranquillamente dire che la posizione di CapitaleMessina è stata facilmente profetica”.

Comincia con queste parole la nota di CapitaleMessina a firma del presidente Giuseppe Falzea e del prof. Giovanni Randazzo (nella foto), coordinatore del tavolo tematico sulla valorizzazione del territorio.

“Il prossimo 9 settembre, molto probabilmente, il Consiglio dei Ministri deciderà di avviare un sistema di smaltimento dei rifiuti nell’Isola, basato sull’incenerimento, in assoluta discontinuità con quanto fatto da politici e burocrati locali negli ultimi anni. Da tempo CapitaleMessina chiedeva la redazione di un nuovo piano che sostituisse l’uso delle discariche, il sistema di smaltimento assolutamente più inquinante e non sostenibile, in quanto lascia in eredità il rifiuto prodotto ’oggi’ alle future generazioni, con una rete di termovalorizzatori capaci di eliminare, a impatto ambientale ‘zero’, quanto prodotto in termini di rifiuti secchi”.

“E’ importante notare – aggiungono Falzea e Randazzo – che il Governo Nazionale, anche in presenza del raggiungimento della soglia minima di raccolta differenziata, pari al 65%, ritiene necessaria la realizzazione dei termovalorizzatori, in quanto nell’Isola, in assenza (e CapitaleMessina, sottolinea, per fortuna, immaginando, per la Sicilia, uno sviluppo basato sulla valorizzazione delle risorse del territorio) di una rete di riciclo, di fatto, quanto raccolto oggi in modo differenziato, con grande aggravio di spesa per i cittadini, viene, ad eccezione di percentuali infinitesimali, indifferenziatamente smaltito in discariche. Finora la lobby delle discariche isolane ha spinto per la risoluzione del problema basato solo sulla mera raccolta differenziata, sapendo perfettamente che, in assenza di rete di riciclo e di sistemi di smaltimento alternativi, tutto sarebbe andato a finire nelle proprie ‘strutture ricettive’, con enormi esborsi per le amministrazioni e con danni ambientali gravissimi”.

“La realizzazione dei primi due termovalorizzatori, magari sfruttando la riconversione di strutture industriali esistenti, come la centrale Enel di Pace del Mela o eventuali cementifici diffusi nel territorio – argomenta CapitaleMessina – permetterebbe di porre fine all’emergenza e di redigere un piano che porti al definitivo superamento del problema rifiuti. Il piano dovrebbe prevedere una raccolta differenziata tra umido compostabile e restante secco indifferenziato: il primo andrebbe avviato al compostaggio, utilizzando impianti industriali di trasformazione dell’umido, ma anche creando compostiere di isolato e/o di quartiere che potrebbero essere gestite da gruppi di cittadinanza attiva, con l’assistenza di personale comunale specificatamente dedicato. La frazione secca andrebbe avviata alla termovalorizzazione: in questa fase, una volta a regime, potrebbe inserirsi un passaggio intermedio per la valorizzazione di alcune frazioni specifiche, tenendo comunque conto che i metalli ferrosi e non, verrebbero comunque recuperati, a valle del trattamento termico, con maggiore profitto, in quanto privati della copertura cromatica. La rete dei termovalorizzatori, a regime, andrebbe ampliata, per creare degli impianti di dimensioni ‘normaliì’(e non quelli ‘mega’ di cuffariana memoria), inseriti nel tessuto industriale delle tre città metropolitane e dei tre consorzi interprovinciali. Resta inteso che dovranno essere implementati severi meccanismi di sorveglianza ambientale nei territori di localizzazione degli impianti, prevedendo fenomeni di compensazione economica per la popolazione residente”.

In questo modo “si avrebbe un sistema in grado di smaltire i rifiuti prodotti senza inquinare la terra delle future generazioni e di produrre energia da fornire agli usi pubblici primari, come avviene nella maggior parte delle città del Nord Italia (è da ricordare che l’80% dei termovalorizzatori italiani è concentrato a nord di Malagrotta – discarica di Roma) e in quasi tutte le grandi città Europee, non certo note per l’anomalo tasso di malattie oncologiche, ma da tutti noi ammirate per lindezza e decoro”.

Va infine ricordato – aggiungono Falzea e Randazzo – che i termovalorizzatori serviranno anche per avviare un serio piano di bonifica delle discariche esistenti (la stima in numero, dimensioni e qualità è comunque difficilissima), che vanno identificate, con le più moderne tecnologie (per esempio droni dotati di termocamere o camere spettrali) e bonificate, ‘bruciando’ i materiali presenti, ripulendo lo strato di terreno più superficiale e monitorando la qualità delle acque sotterranee”.

“Con un piano di gestione dei rifiuti basato sulla presenza di termovalorizzatori e di sistemi di compostaggio anche in Sicilia – conclude la nota di CapitaleMessina – sarà possibile superare questa emergenza che è stata determinata da precise scelte locali e pertanto ben venga il concreto e responsabile impegno del Governo Nazionale”.