Botta e risposta, sui toni ma, soprattutto, sui contenuti con l’assessore al Bilancio di Messina Guido Signorino.

Alla nota di CapitaleMessina che faceva emergere – dati alla mano – allarmi sulla sostenibilità del Piano di Riequilibrio del Comune (e che trovate in coda a questo pezzo, ndr), l’assessore al Bilancio e Vice Sindaco Guido Signorino ha risposto con un lungo comunicato stampa, che riportiamo integralmente qui. A questo documento del Vice Sindaco, CapitaleMessina risponde con una nota a firma di Gianfranco Salmeri, vicepresidente e portavoce dell’associazione, e Paolo Bitto, coordinatore del tavolo tematico dedicato alla finanza. Eccola di seguito.

“Esercitiamo il diritto/dovere civico del controllo sull’operato dei pubblici amministratori”

Messina – CapitaleMessina è una associazione di cittadini che, avendo a cuore le sorti del territorio, esercita in trasparenza il diritto/dovere di controllo civico sull’operato dell’amministrazione. A nessuno è consentito irridere a questo esercizio di democrazia. Nessuno di noi è ‘profeta di sventura’, né intende partecipare, silente, al “funerale” della nostra Città. Semplicemente registriamo fatti e situazioni oggettive e in ogni caso, anche quando esprimiamo critiche all’Amministrazione comunale, lo facciamo nel pieno rispetto delle persone e delle opinioni altrui, senza epiteti ingiuriosi o attacchi personali.
Desideriamo precisare, inoltre, che con l’assessore Signorino non abbiamo potuto confrontarci dettagliatamente perché mai ci ha concesso l’incontro che più volte gli abbiamo sollecitato. Questo era quanto dovuto in risposta ai toni usati dell’assessore nel comunicato inviato alla stampa.
Adesso entriamo nel merito delle questioni tecniche e politiche.
CapitaleMessina reputa che i messinesi siano stanchi delle “promesse” e delle ripetute “rassicurazioni” del prof. Signorino.
Ancora oggi apprendiamo, che l’ordinanza n.161 del 30 luglio 2015, relativa al passaggio di competenze e personale dall’ATO all’AMAM sarà revocata. Anche su questo delicato passaggio, dopo le perplessità rappresentate dalla consigliera Antonella Russo e dai Revisori dei Conti, il Vice-Sindaco assicurò che l’operazione messa in atto era sostenibile e di non avere dubbi sulla bontà del percorso intrapreso non temendo ostacoli di tipo giuridico né tanto meno di tipo economico, ma i fatti gli hanno dato palesemente torto.
Per il resto la valutazione tecnica e costruttiva di Messina Capitale si basa su un convincimento : il Piano di riequilibrio, così come proposto, dopo tre anni di gestazione (caso unico in Italia), non è sostenibile! Poco contano le “carte di riserva” cui si fa cenno nella “piccata” nota dell’Assessore. La verità è che, nonostante il lungo tempo trascorso e gli “aggiustamenti” in corso d’opera, il Piano di riequilibrio continua a restare nel limbo, con gravi conseguenze per la Città.
L’Amministrazione Accorinti, devono sapere i messinesi, ha già perso almeno tre importanti occasioni per “spalmare” i debiti in 30 anni. Mentre tutti i Comuni italiani hanno beneficiato delle più favorevoli previsioni per onorare i debiti delle pubbliche amministrazioni, contraendo mutui trentennali con la Cassa depositi e prestiti (vedi D.L. 35/2013 e D.L. 66/2014), i nostri Amministratori si sono cimentati a presentare un piano palesemente insostenibile che prevede il reperimento di ingenti risorse da: presunti tagli della spesa, ipotizzati profitti AMAM mai registrati per tale entità negli anni ed oggi, riteniamo, per effetto della L.R. 19 del 10 agosto non più attuali, minori trasferimenti ATM per 31.496.700. In ogni caso abbiamo una piccola certezza che sull’obiettivo del “gettito invariato” ripromesso dal governo nazionale nel considerare la riforma del Catasto, al netto dei buoni intendimenti di equità rappresentati dal Vice Sindaco, si dovrà rivedere completamente la misura 1) del Piano.
Anche la vicenda del GAS è tutta da scrivere: la seguiremo con attenzione nei tempi della gara d’appalto, su cui sicuramente il Vice Sindaco e gli uffici stanno già lavorando. Con i tempi che corrono (vedi caso Tremestieri) per l’aggiudicazione occorrerà attendere qualche.. anno, con la conseguenza che i ricavi che si ipotizza di incassare nell’arco di 10 anni non potranno rappresentare la “carta di riserva”.
Capitale Messina comunque avrà la pazienza di attendere l’esito (approvazione Corte dei Conti) del Piano di riequilibrio targato Signorino. Nel frattempo, sempre in modo costruttivo invitiamo il Vice Sindaco ad adoperarsi per porre in essere (non l’ultimo giorno) tutte le condizione per poter beneficiare delle previsioni di cui al D.L. 35/2013 (recentemente rifinanziato). In tal modo, potrebbe ridurre la pesante quota di ammortamento che, anche nell’ipotesi di approvazione del Piano di riequilibrio, decreterebbe la morte sociale ed economica di Messina.
Diversamente, sarebbe come fare le nozze con i fichi secchi!

Gianfranco Salmeri e Paolo Bitto

Di seguito la nota di CapitaleMessina che ha dato il via alla discussione.

La disciplina regionale in materia di risorse idriche toglie risorse per oltre 20 milioni di euro alle previsioni dell’amministrazione

La legge n.19 approvata dall’ARS lo scorso 10 agosto, “disciplina in materia di risorse idriche”, pone  ulteriori pesanti dubbi  sulla sostenibilità del piano finanziario pluriennale di riequilibrio 2014/2023 e sul modello delineato dal   processo di razionalizzazione del “portafoglio partecipate” che, secondo l’intendimento dell’amministrazione comunale  si inserisce nel più vasto ambito del piano di risanamento economico-finanziario, costituendone una delle misure attuative  più rilevanti  sotto il profilo strategico per la riuscita della procedura di riequilibrio finanziario pluriennale.

La legge appena approvata considera l’acqua bene comune pubblico non assoggettabile a finalità lucrative (art.1) e pertanto anche la gestione del servizio idrico integrato è realizzata senza finalità lucrative ed è finanziata attraverso meccanismi tariffari (art.4 c.1); anche la disciplina dell’affidamento della gestione del servizio idrico integrato è di prevalente interesse pubblico e non riveste carattere lucrativo (art. 4 c.2). Il comma 12 dell’art. 4) inoltre, prevede la costituzione di un fondo di solidarietà a sostegno dei soggetti meno abbienti alimentato per il primo anno, attraverso le risorse derivanti dalla tariffa del servizio idrico integrato e successivamente mediante un accantonamento a carico del gestore, nella misura pari allo 0,2% del fatturato complessivo annuo. L’art. 11 infine  disegna il modello  tariffario che costituisce il corrispettivo del servizio idrico integrato e che dovrà assicurare la copertura sia degli oneri  relativi alla gestione corrente che quelli derivanti  dai costi di investimento.

Risulta evidente che il segno, relativamente alla gestione economica del servizio, che la  legge ci consegna è da ricercare nel più volte richiamato concetto di mancanza di finalità lucrativa della gestione del servizio idrico. Il che non permette, da parte del soggetto gestore, la realizzazione di utili nell’espletamento del servizio e comunque, qualora fossero realizzati non potrebbero certamente essere distribuiti  al socio ma essere reinvestiti in azienda, così come previsto nel modello economico delle aziende che esercitano attività senza fine di lucro.

Inoltre, il gestore del servizio dovrà prevedere un accantonamento annuo al fondo di solidarietà , che in base al volume di affari realizzato dall’AMAM S.p.A. si  dovrebbe aggirare sui 600.000 euro.

Pertanto si ritiene che la misura 6) inserita quale finanziamento del piano di riequilibrio finanziario pluriennale per 23.144.266,00 euro,  alla luce di quanto sopra rappresentato non ha più modo di esistere. Peraltro, la superiore previsione di utile da distribuire al socio comune di Messina,  al netto di quanto sopra esposto, risultava  già poco credibile considerato che nelle società di capitali (quale l’AMAM) l’utile netto da distribuire al socio corrisponde, anche considerando le riserve obbligatorie per legge, ad un utile al lordo delle imposte pari almeno a 35.000.000 di euro che francamente non riteniamo realizzabile dall’AMAM S.p.A.

Altro aspetto da considerare è che la tariffa, così come delineata dalla legge, non potrà assicurare la copertura di debiti pregressi. Il che probabilmente, considerata la situazione finanziaria dell’AMAM, potrebbe tradursi in un intervento del Comune di Messina a copertura dei debiti esistenti.

Allo stato attuale, per la gestione del servizio idrico integrato, non è più attuale il modello giuridico di società di capitali ed, in tale contesto, ulteriore elemento di confusione si potrà generare con il passaggio all’AMAM del servizio afferente la gestione integrata dei rifiuti che sicuramente si muove su direzioni economiche – organizzative differenti.

Oggi più che mai, le misure in entrata che finanziano il piano di riequilibrio decennale appaiono poco attuali e per molti aspetti impossibili da raggiungere. Sulla questione AMAM ci  siamo già soffermati, ma ricordiamo i minori trasferimenti all’ATM per 31.496.700 euro ed al risparmio per spese energetiche per 42.936.348 euro. Non risulta più attuale la previsione della misura 1) Rideterminazione entrate tributarie –  in quanto le entrate previste ai punti 3) e 4) collegate alla riforma dei valori catastali degli immobili  è saltata, in quanto il governo nazionale ha scelto di non intervenire sul catasto perché nelle more dell’introduzione della local tax questa sarebbe potuta apparire un aumento delle tasse. Nel complesso, la misura 1) del piano, che riguarda maggiori entrate straordinarie tributarie, che si aggiungono a quelle che ogni cittadino paga ( o dovrebbe pagare) ogni anno ordinariamente, ammontano ad euro 121.230.720, che riteniamo siano insostenibili per l’economia della città di Messina.

Il contesto economico-sociale dentro il quale si articola il disegno dell’amministrazione comunale relativamente alla definizione del piano di riequilibrio è il seguente:

“Difficilmente il sistema economico potrebbe sopportare ulteriori aumenti della pressione fiscale”. A lanciare l’allarme è la presidente della Sezione riunite della Corte dei conti in sede di controllo, Enrica Laterza, nella relazione sul rendiconto generale dello Stato 2014. Siamo giunti al livello di guardia, è ora necessario “un intervento di segno opposto”, che restituisca “capacità di spesa a famiglie e imprese”;

Il Mezzogiorno alla deriva, è il titolo del terzo paragrafo del rapporto SVIMEZ 2015 sull’economia del mezzogiorno che così in sintesi argomenta: il Mezzogiorno ancora non vede segni significativi di ripresa in una crisi seconda solo al dopo guerra. Nel 2014 il Prodotto interno lordo è calato nel Mezzogiorno del -1,3%, rallentando la caduta già registrata l’anno precedente (-2,7%). La crisi ha colpito maggiormente le aree più deboli, lasciando quindi un Paese ancor più diviso del passato e sempre più diseguale. La flessione dell’attività produttiva risulta  più profonda ed estesa nel Mezzogiorno che nel resto del Paese, con effetti negativi che appaiono non più solo transitori ma strutturali. La crisi ha depauperato le risorse del Mezzogiorno e il suo potenziale produttivo, le migrazioni, specie di capitale umano formato, e i minori flussi in entrata nel mercato del lavoro hanno contemperato il calo di posti di lavoro. Non sarà facile disancorare il Mezzogiorno da questa spirale di bassa produttività, bassa crescita, e quindi minore benessere.

Il Comune di Messina, nello scenario economico-sociale come sopra rappresentato, occupa gli ultimi posti in termini di crescita economica e con gli indici di migrazione giovanile ed invecchiamento della cittadinanza  allarmanti.

In questo contesto gli artefici del piano di riequilibrio, evidentemente avulsi dalla realtà economica e sociale, hanno addirittura azzardato quale effetto del piano decennale di riequilibrio un aumento del PIL cittadino del 3%.

Il rischio, non è come paventato da Lucio D’Amico,  il 24 giugno 2015 sulle pagine della Gazzetta del Sud, che questa amministrazione possa  passare alla storia di Messina come l’ennesima inconcludente amministrazione del Nulla, ma che possa essere l’amministrazione che soffocherà definitivamente la città.

Paolo Bitto, coordinatore del tavolo tematico dedicato alla finanza pubblica